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Come hai conosciuto Aused e quali motivazioni ti hanno convinto ad iscriverti?

Ho conosciuto AUSED lo scorso anno quando grazie al tuo invito, sono stato vostro ospite al CIOsumm.IT di Lazise. L’evento è stato estremamente interessante e mi ha dato l’opportunità di conoscere meglio sia AUSED ma anche molti colleghi dalle più disparate esperienze, geografie e core business. Per uno come me che crede molto nella “contaminazione” dei saperi e delle esperienze è stato un momento di forte ispirazione. Mi sono associato all’inizio del 2020 poiché ritengo che AUSED possa rappresentare senz’altro un ambiente dove poter maturare ulteriormente grazie al confronto leale ed aperto con i Colleghi che già ne fanno parte. Mi piace molto lo spirito di condivisione e l’impegno che l’Associazione sta mettendo in campo anche in un periodo complicato come questo. Da neo associato, mi ha positivamente impressionato la capacità di dare vita a molteplici iniziative da remoto, che, paradossalmente mi hanno forse avvicinato di più, rispetto a quella che sarebbe potuta essere la logistica in tempi non COVID.

Vibram: ci racconti un po’ della tua azienda e di come l’IT è organizzato al suo interno?

Vibram nasce nella seconda metà degli anni 30, grazie al genio ed all’intuito del proprio fondatore, Vitale Bramani (da cui l’acronimo Vibram). Vitale era una famosa guida alpina nonché accademico del CAI.

Questa sua passione diventerà la chiave di  volta della propria esistenza poiché Bramani fu in grado di fare di un evento negativo, l’occasione di riscatto e successo. Ebbe infatti un grave incidente di montagna nei pressi di Punta Rasica (Val di Mello), dove perse 6 dei propri compagni di cordata. Era il 1935 ed a quel tempo il classico scarpone da montagna aveva suola in cuoio con chiodi di ferro che purtroppo sulle superfici scivolose o granitiche non garantiva tenuta.

Fu così che Vitale cominciò a lavorare alla revisione del concetto di suola arrivando ad un certo punto ad applicare alla calzatura un ritaglio di pneumatico Pirelli. Da questa intuizione nacque nel 1937 il primo brevetto Vibram, il famoso “Carrarmato” cui seguì a breve l’apertura della sede storica di Albizzate (VA). Il poi è una storia di progressiva affermazione di un Brand conosciuto in tutto il mondo da più di 80 anni durante i quali l’Azienda si è progressivamente internazionalizzata e trasformata. Nata come tipica azienda B2B, col tempo il nostro modello di business è cambiato, abbracciando anche il B2C attraverso due prodotti iconici che hanno dato vita ad un vero e proprio settore di mercato, mi riferisco a FiveFingers (la scarpa con le dita) e più recentemente Furoshiki (la suola avvolgibile). Oggi Vibram è un gruppo che conta circa 800 persone con sedi in Italia, Cina, Giappone ed USA e con un fatturato di circa 220 Mio/€. L’IT di Vibram a livello Worldwide è una struttura molto leggera, pertanto ci appoggiamo a diversi partners e system integrator con i quali abbiamo instaurato importanti rapporti di partnership e con i quali da anni stiamo lavorando al nostro percorso di digitalizzazione.

Cosa ne pensi degli User Group e del loro ruolo all’interno della associazione ed in particolare del GUPS?

Ho avuto un primo contatto con il GUPS in occasione del SAP Now 2018, l’evento annuale che SAP tiene a Milano e che in quella occasione ci ha visti premiati con il Bronze Award nella categoria Innovation. Presentammo infatti una delle prime soluzioni costruite sulla piattaforma SAP Leonardo integrata con un motore matematico di ottimizzazione della pianificazione della nostra produzione. Con il GUPS ci siamo ritrovati grazie ad AUSED, e lo ritengo strumento di efficace collaborazione, condivisione e contatto col Vendor. In pieno lockdown grazie a loro abbiamo avuto modo di incontrare Manos Raptopoulos fresco di nomina a nuovo AD SAP Italia e più recentemente abbiamo invece avuto modo di partecipare ad un ciclo di webinar volti a chiarire aspetti tecnici e organizzativi della migrazione ad HANA. E’ un progetto questo che anche noi come molti clienti SAP stiamo ancora valutando pertanto l’evento GUPS è stato un momento di raccolta di informazioni ed esperienze preziose.

Gestire l’IT come strumento di supporto ma anche come valore di prodotto: quali sono le opportunità e le sinergie nel tuo settore?

Sono un CIO che crede molto nella digitalizzazione e nella sperimentazione, ma non sono neanche tra quelli che credono che la si debba fare per forza o perché va di moda. E’ fondamentale nel nostro lavoro il coinvolgimento delle altre Funzioni e serve una sostenibilità anche nel fare innovazione.

Nel mio ma come in tutti gli altri settori, la digitalizzazione è anche un aspetto culturale e normativo, pertanto se non adeguatamente sostenuta, da sola non basta.

Difficile ad esempio attuarla se, come successo a noi, ti capita che in centro a Milano un collegamento in fibra ti venga rilasciato dopo 11 mesi.

Covid-19: una tua ipotesi su come sarà il New Normal delle aziende ed il nuovo ruolo del CIO?

Molto ovviamente dipenderà dai mercati; le organizzazioni si troveranno a far fronte a situazioni impreviste ed imprevedibili pertanto anche i CIO dovranno necessariamente fare i conti con un contesto VUCA che potrà richiedere frequenti correzioni di rotta ma soprattutto reattività.

Ci aspettano mesi dove le aziende saranno concentrate sul core business, quindi dobbiamo cercare di mettere le funzioni nella condizione di lavorare al meglio in un contesto che però è già cambiato.

Mi aspetto pertanto un impegno per i CIO nell’adeguamento dei sistemi ma anche di affiancamento nei confronti della utenza interna.

Su questo punto noi abbiamo già attivato un progetto di Modern Workplace Adoption che coinvolgerà tutte le sedi del Gruppo, con lo scopo di lavorare su metodi e strumenti e pertanto cercando di far leva sul:

1) Favorire un ambiente di lavoro collaborativo, basato su pratiche strutturate e sicure di gestione e condivisione dei dati e delle informazioni

2) Migliorare e consolidare l’attuale adozione dei tool di Office 365, in particolare MS Teams, SharePoint, OneDrive e Planner

È un progetto che affrontiamo insieme alla funzione HR poiché il tutto deve essere supportato anche da un opportuno processo di change anche a livello organizzativo.

La pandemia ha portato il digitale al centro... ma scommetti su un top ed un Flop del Digitale/IT per il 2020

Top: Cyber Security. Il new normal ha fatto sublimare quelli che già erano gli sfumati perimetri Aziendali, pertanto ritengo che gli investimenti in sicurezza saranno fondamentali. Lo dico a bassa voce per scaramanzia, ma l’investimento che noi stessi abbiamo fatto negli anni precedenti sia in soluzioni ma soprattutto in termini di formazione, in questo periodo di lockdown ha avuto un ritorno sull’investimento che non era scontato.

Flop: sistemi distanziamento e tutte le soluzioni “immuni-like”. Pur nascendo con intenti benevoli scontano una percezione spesso falsata a causa di un contesto culturale e normativo impreparato. Non siamo un paese di nativi digitali e purtroppo troppo spesso la tecnologia è vista con sospetto.

Un gran peccato perché di fatto sono le stesse dinamiche che spesso entrano nel nostro quotidiano professionale sotto forma di resistenza al cambiamento.

 

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